Inno al liberty

Se ritorno, di primavera o d’autunno, che sono le sue stagioni e lo sono delle altre “villes d’eaux” italiane, a Salsomaggiore, mi consola il fatto che essa non è troppo mutata da quando la conobbi, bambino, negli anni Venti. È vero che per viale Romagnosi non si può più incontrare una dama della bellezza e dell’autorità di Donna Franca Florio (ma ve ne sono, nel vasto
mondo?), che ricordo in “jupe-culotte” e figli fieramente ossigenati così da provocare un gran mormorìo, fra lo scandalo e il compiacimento…

Ma la dolcezza dell’aria e del ritmo, del passo di vita, i meravigliosi monumenti liberty che sono il Berzieri e l’Hôtel des Termes, oggi Palazzo dei Congressi, ma pur sempre fiammeggianti della fantastiche decorazioni di Galileo Chini, mi portano a credere che “ci siamo”, ancora. Che vi troveremo, ancora, oltre le acque salsoiodiche, e quanto esse curative, quella qualità di possibile pausa dal presente impossibile altrove, o soltanto nella “termeland”, sino a Vichy, Baden Baden.

Sempre in compagnia dei nonni, oggi si direbbe con orribile locuzione parcheggiato presso di essi, ho conosciuto e frequentato anche Montecatini, dove i viali e le giornate hanno le stesso effetto, a prescindere dalle acque che mirano ad altro, rilassante e tranquillante. Va bene che a Salsomaggiore sguazzare nelle vasche salutari mi piaceva ed elettrizzava, a Montecatini il bicchierone di Tettuccio (utile secondo i nonni anche al fanciullo) rappresentava un piccolo tormento. Compensatissimo da cremosi cappuccini in cui si inzuppavano certi biscotti all’anice chiamati, mi pare, cantucci, deliziosi, con il fondo musicale della grande orchestra che suonava “Poeta e Contadino”.


“L’Espresso”, 16 marzo 1986