LA MOSTRA

William Xerra artista vero




L’opera di Willan Xerra (Firenze, 1937) non è sconosciuta nella nostra città (dove ha ripetutamente esposto) e del resto lui intrattiene con Reggio rapporti privilegiati: il padre, siciliano, comandò negli anni Trenta la stazione dei carabinieri di Quattro Castella e lì conobbe e sposò la madre, Fernanda Bivacchi, originaria di San Polo; la duratura, intensa amicizia con Corrado Costa lo ha inoltre spesso portato qui. Eppure, la mostra in corso alla galleria Radium Artis (Via Crispi 8), aperta fino a domenica 27 aprile, «Mento sulla mia verità», va segnalata, e merita davvero una visita, perché vi si possono ammirare una ventina di dipinti, realizzati tra il 1972 e il 2007, che confermano il valore di un artista del tutto peculiare nel panorama italiano e internazionale.

L’artista, dopo l’esordio all’insegna di una pittura informale, anche in conseguenza dei rapporti di frequentazione e di amicizia con tanti poeti e scrittori (oltre a Costa, Emilio Villa, Adriano Spatola, Sebastiano Vassalli, Antonio Porta), s’appassiona ben presto alla poesia visiva, avventurandosi in una pittura che mai riuscirà ad espungere da sé la parola. Parallelamente al dipingere, e spesso interagendovi, Xerra realizza performance, fotografie e installazioni che intendono far riflettere su una qualche verità della condizione umana: pensiamo alle “lapidi” del 1972, quando provocatoriamente sostituì alle foro dei defunti uno specchio che rifletteva l’immagine di chi guardava.

Nello stesso anno, l’artista incomincia ad introdurre nelle sue tele la parola “vive”, mutuata dal lessico tipografico (nella correzione delle bozze, si intende che il testo originario, pur se già modificato, va ripristinato), che compare nei suoi lavori fino ad oggi, alternata con l’espressione “Io mento”, specchio di un disagio esistenziale, che compare nelle sue opere dai primi anni Novanta. Negli anni settanta, poi, Xerra comincia a utilizzare dipinti antichi, su cui interviene con la scrittura, o loro frammenti che vengono ricollocati e vanno a convivere, sulla superficie della sue tele, con stesure tonali di squisita sensibilità, entro partizioni spaziali, proiezioni ortogonali e forme geometriche di straordinario equilibrio.

Anche nella mostra alla Radium Artis restiamo incantati di fronte ai suoi dipinti: collage di carte (magari di antichi calendari o di carte da gioco), di frammenti di antiche tele e di lacerti di sottovesti, trovano un approdo del tutto naturale, nel grembo della tela di juta grezza, accanto a scritte tracciate a matita o incise nel corpo del colore, a disegni – Xerra è uno dei maggiori disegnatori italiani contemporanei, per una innata felicità del segno – a citazioni poetiche e letterarie. Ecco un artista vero che con pochi, umili strumenti, distilla continuamente poesie in forma di dipinti.


Sandro Parmiggiani

Il Resto del Carlino, 22 aprile 2008